MARIAM E LAILA
Quella sera Rashid ritornò nella stanza di Mariam. Ma invece di restare a fumare sulla soglia, entrò e si sedette sul letto accanto a lei. Le molle cigolarono e il letto si inclinò dalla sua parte.
Ebbe un attimo di esitazione, poi le passò la mano sotto il collo, premendo con delicatezza le vertebre con le sue grosse dita. Il suo pollice scivolò giù, fino a carezzare la fossetta sopra la clavicola, poi la carne subito sotto. Mariam prese a tremare. La mano di Rashid continuò a scendere, sempre più giù, con le unghie che si impigliavano nel tessuto della camicia.
«Non posso» disse lei con voce strozzata, guardando il suo profilo illuminato dalla luna, le spalle massicce e il largo torace con ciuffi di peli grigi che spuntavano dal colletto aperto.
Ora la mano di Rashid era posata sul suo seno destro e lo palpava con violenza attraverso la camicia. Mariam lo sentiva respirare affannosamente dal naso.
Rashid si infilò sotto la coperta. Mariam lo sentì trafficare con la sua cintura e poi con la cordicella dei pantaloni di lei. Afferrò le lenzuola con tutte e due le mani. Lui le rotolò addosso, dimenandosi e contorcendosi. Lei emise un gemito, chiuse gli occhi e strinse i denti.
Il dolore fu improvviso e inaspettato. Spalancò gli occhi, succhiando aria attraverso i denti serrati e mordendosi la nocca del pollice. Gettò il braccio libero sulla schiena di Rashid e affondò le dita nella sua camicia.
[...]
«Non devi aver vergogna, Mariam» le disse con voce impastata. «È quello che fanno le coppie sposate. È quello che anche il Profeta ha fatto con le sue mogli. Non devi aver vergogna.»
Dopo qualche minuto, respinse la coperta e se ne andò, lasciando l’impronta della testa sul guanciale, e lei ad aspettare che il dolore giù in basso le passasse, mentre fissava le algide stelle in cielo e una nube che adombrava la faccia della luna come un velo da sposa.
Qualche riga tratta dalla mia ultima lettura... un libro contraddittorio, scritto benissimo ma che ti lascia l'amaro in bocca... Quando ne parlo vorrei esprimere tutto il mio entusiasmo per l'opera letteraria, ma dopo qualche istante mi vergogno per quello che stavo per dire...

Mille Splendidi Soli è anche la storia di Laila, nata a Kabul la notte della rivoluzione del 78... Aveva solo due anni quando i fratelli si sono arruolati nella jihad, ecco perchè le venne difficile piangere il giorno del loro funerale... Per Laila, il vero fratello era Tariq, il bambino dei vicini, che aveva perso una gamba su una mina antiuomo... lui la difende, le insegna le parolacce e ogni sera le da la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra... Qualche anno più avanti, Laila perderà anche i genitori in un bombardamento...
Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile. Nascerà un'amicizia unica che le salverà...
Mariam non è mai molto lontana. [...] Mariam è soprattutto nel cuore di Laila, dove brilla con l'incontenibile splendore di mille soli.
Io vi consiglio la lettura di questo libro... Mi vergogno al pensiero che esistano ancora posti e culture del genere... per questo penso che ogni donna dovrebbe leggerlo... per capire quanto siamo fortunate ad essere nate in una terra civile che ci rispetta... per capire quanto siano importanti i valori veri e non le futilità materiali... per capire cosa è la vera sofferenza, la silenziosa sopportazione... per capire quanto sia importante l'amicizia per superare anche i momenti più drammatici...
Dedico questo inutile post a tutte le donne dell'Afghanistan, a tutte le Mariam e le Laila che sono li, sotto un burqa a soffrire in silenzio...